Workshop W3C sul Mobile Ajax
Scritto da Andrea | 13.10.2007
Si è tenuto a fine settembre un’interessante workshop sul tema delle applicazioni AJAX su dispositivi mobili. L’evento è stato promosso dai gruppi MWI (Mobile Web Initiative) del W3C e OpenAjax Alliance, un’organizzazione che ha per obiettivo la promozione e la standardizzazione di questa soluzione tecnologica.
Un riassunto della giornata è stato pubblicato presso:
http://www.w3.org/2007/06/mobile-ajax/report.html
Inoltre, sono raggiungibili online anche tutti i paper presentati dai partecipanti:
http://www.w3.org/2007/06/mobile-ajax/papers/
La lettura è interessante perché consente di avere rapidamente il quadro della situazione relativamente a questa tematica. Lo sviluppo di applicazioni basate su AJAX garantirà con ogni probabilità la definitiva esplosione del mobile web (al netto delle problematiche / costi di connettività).
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Il pollice del panda della tecnologia
Scritto da Andrea | 15.09.2007
Una visita in libreria ha permesso di ritrovare un testo che mi aveva introdotto all’interazione uomo-macchina in tempi universitari. Non so se l’ho trovato per caso o lo sia andato a cercare inconsapevolmente (avevo pensato al suo contenuto proprio il giorno prima)… comunque sia ora ce l’ho per le mani e ho già iniziato a leggerlo avidamente.
Il testo in questione è stato scritto da Stephen Jay Gould, biologo e paleontologo statunitense, e si intitola “Bravo Brontosauro. Riflessioni di storia naturale“.
Che cosa ha a che fare questo volume con l’argomento di questo blog? La risposta sta in uno dei saggi di cui è composto, ossia quello intitolato - come questo post - “Il pollice del panda della tecnologia”.
Il titolo fa riferimento ad un fenomeno evoluzionistico già trattato da Gould in un precedente lavoro. Con più precisione viene richiamato come esempio di un tratto fisico che non è esattamente la soluzione migliore rispetto al problema per cui viene utilizzato (la manipolazione dei rami di bambù), però “funziona!”. Si tratta di un caso in cui l’evoluzione non porta necessariamente a soluzioni ottimali ma semplicemente soddisfacenti. Questi rappresentano il presupposto per futuri adattamenti di maggior efficacia o efficienza, ma possono anche avere un effetto decisamente conservativo: fin tanto che una data caratteristica biologica soddisfa le necessità per cui è utilizzata le variazioni che possono verificarsi in singoli individui non sono favorite rispetto alla norma: pertanto il carattere “migliore” ha la stessa probabilità di essere riprodotto rispetto ai casi semplicemente sufficienti allo scopo.
Spero di essere stato chiaro ;-), non sono un biologo!
Tornando al saggio qui in esame, anche in campo tecnologico si verificano situazioni simili. L’esempio portato da Gould è quello della tastiera QWERTY, il cui successo non si deve a una maggiore efficienza e/o precisione. La disposizione QWERTY era nata per evitare che i dattilografi premessero troppo rapidamente tasti corrispondenti a lettere molto frequenti nel vocabolario inglese, e quindi rischiassero di inceppare i martelletti della macchina. Tuttavia questo accorgimento era essenziale sulle primissime macchine da scrivere, meno sui modelli successivi. Per una serie di casi abbastanza fortuiti, la QWERTY divenne celebre a fine ‘800 e si impose così all’attenzione degli acquirenti di macchine da scrivere. Da allora, nonostante non vi sia più nessun motivo tecnico che renda necessaria tale disposizione dei tasti, siamo circondati da tastiere QWERTY.
Accanto a me, per esempio, ho ben tre tastiere di questo tipo: sul portatile, sul mac-mini, su una macchina da scrivere - ricordo dei primi anni universitari - e addirittura sul mio cellulare (un Nokia E61). Insomma, una vera e propria invasione.
Perché il modello QWERTY è stato vincente, secondo Gould? Perché ha potuto approfittare inizialmente di coincidenze favorevoli (i primi corsi di dattilografia furono basati, per caso, su macchine di questo tipo, oppure perché la stampa diede rilievo a gare “truccate” a favore di questo layout di tastiera) e quindi si è imposta perché rappresentava una soluzione soddisfacente a un problema che sì potrebbe essere affrontato diversamente, ma che porterebbe a cambiamenti troppo radicali nelle abitudini di milioni di persone perché possa essere realmente attuato.
Andreste mai ad acquistare un PC con una tastiera DVORAK?
Probabilmente no… perché acquistare qualcosa che stravolgerebbe le nostre abitudini e che ci renderebbe la vita difficile ogni volta che dovessimo utilizzare una tastiera comune? Siamo “portatori sani” di una convenzione, quindi non siamo molto interessati ad assaggiare soluzioni di cui non si intravede la necessità e i cui vantaggi andrebbero relazionati alle difficoltà che queste porterebbero con sé.
Ma questo resta un sito che parla di Web Design… dunque come possiamo portare questo insegnamento all’interno della professione a me cara? Direi che le riflessioni possibili sono svariate. Comincio ad annotare le principali:
- le convenzioni non sono poi così male: dobbiamo sempre fare un bilancio tra costi e benefici qualora volessimo inserire nelle nostre interfacce soluzioni anche parzialmente innovative. I nostri utenti sono quasi sempre su altri siti web, dunque perché costringerli a imparare nuovamente l’abc dell’interazione con un’interfaccia web quando arrivano sulla nostra home page?
- gli standard sono una gran cosa: ci permettono di concentrare la nostra attenzione su problemi peculiari del nostro sistema interattivo permettendoci di risolvere rapidamente e in modo “soddisfacente” le caratteristiche periferiche;
- le convenzioni sono un retroterra comune a progettisti e utenti: è presente un vocabolario simbolico condiviso a cui si può far riferimento ogni qual volta lo si desideri e il dilemma della presunta “ingenuità” del progettista e/o esperto di usabilità si può affrontare molto più serenamente e con maggiori probabilità di successo;
- l’innovazione è permessa anche se incontra maggior favore se è graduale: meglio evolvere un’interfaccia anziché ridisegnarla da zero. mi vengono in mente due esempi, in tal senso:
- i tasti speciali (il tasto “windows”, o il tasto “mela”) e alle combinazioni di tasti ormai diffusissime (come per esempio “CTRL+C”) e condivise da moltissimi: hanno potuto diffondersi grazie all’esistenza di un layout collaudato che ha assolto alla funzione di costante rispetto a queste nuove variabili;
- le evoluzioni graduali dei siti web in “perpetual beta”: procedendo per prove ed errori, con proposte e prototipazioni successive, fanno in modo che gli utenti non siano spiazzati dalle innovazioni ma le possano bensì valutare una alla volta e quindi esprimere il proprio “voto” in modo più semplice e diretto (al netto di tutte le altre variabili in gioco su un’interfaccia).
Infine, riflessione a parte: vale sempre la pena di acquistare un libro che non sembra essere direttamente di interesse per noi. L’ispirazione è sempre dietro l’angolo :-)
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Realign di Del.icio.us
Scritto da Andrea | 8.09.2007
Sta per arrivare la nuova versione di del.icio.us. Al termine di un lavoro di test e verifica di usabilità, il sito web ora di proprietà di Yahoo, sta per acquisire una nuova veste sia grafica sia strutturale.
Per il momento non è ancora possibile utilizzare la nuova versione di questo strumento web di cui sono - personalmente - un grandissimo fan e utilizzatore. E’ possibile accedere alla preview solo su invito, ma in rete già circolano gli screenshot effettuati da coloro che hanno ricevuto questa possibilità. Una di queste anticipazioni si può scovare qui:
An early look at the new Del.icio.us
Ancora poco per formulare un giudizio definitivo: soprattutto dal momento che il del.icio.us è qualcosa che va usato più che osservato.
Sono tuttavia curioso di scoprire come hanno affrontato e - spero - risolto problemi come:
- l’esplicitazione di una serie di funzionalità nascoste che al momento si scoprono solo con un po’ di malizia;
- la comunicazione all’utente di che cosa sono i tag e di come possono essere utilizzati (anche suggerendo usi non convenzionali);
- la revisione del processo di inserimento di un nuovo segnalibro, ora un po’ farraginosa soprattutto per gli utenti meno esperti;
- il supporto per utilizzatori con diversi livelli di esperienza: novizi, comuni ed esperti;
- la comunicazione tra membri di un medesimo network
Insomma: tutti aspetti che riguardano gli obiettivi passati e futuri del sito web. Nato come uno dei primi esponenti del cosiddetto web 2.0, ha cavalcato gli ultimi anni inserendo pian piano innovazioni apparentemente piccole ma spesso di grande impatto sul modo di affrontare i problemi del web come piattaforma. Sarà interessante, per esempio, capire come Del.icio.us vorrà posizionarsi rispetto ad altri servizi analoghi. Incentiverà la nascita di network di utenti? Favorirà la standardizzazione dei tag? In altre parole: sono impaziente :-) .
Cade tuttavia a fagiolo la lettura di questo articolo, riscoperto proprio questa mattina in un attimo di navigazione semi-libera:
Good Designers Redesign, Great Designers Realign, by Cameron Moll
Cameron Moll, in questo articolo, sostiene che la differenza tra un ottimo professionista e un buon professionista sta anche nel modo in cui affrontano il problema della riprogettazione di un sito web. Mentre il secondo tende a concentrarsi sul fronte visuale ed emotivo della pagina, lasciandosi guidare più da motivazioni estetiche, il primo tende a valutare con maggiore priorità gli obiettivi di comunicazione che utente e mittente desiderano sostenere e raggiungere tramite il sito web. Questo non significa sottovalutare la dimensione grafica dell’interfaccia: tuttavia il rischio è di ridisegnare la pagina senza apportare alcun valore aggiunto al comportamento degli utenti.
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HTML DOG: abbiamo ancora bisogno di manuali di XHTML!
Scritto da Andrea | 1.09.2007
Per la preparazione di un corso di XHTML e CSS che mi vedrà impegnato nei prossimi mesi in IED ho deciso di prendere in considerazione questo la traduzione italiana del libro di Patrick Griffith:
XHTML & CSS. Il web secondo HTML Dog
Decisamente ben fatto e tutt’altro che complesso, finalmente un testo che affronta lo studio di questi linguaggi dal punto di vista dei web standard, mantenendo tuttavia un approccio semplice e colloquiale. Una lettura consigliata anche per coloro che si ritengono già esperti di questo linguaggio: rappresenta un’occasione di ripasso genuina e gradevole.
Da non dimenticare, inoltre, il sito da cui il libro è nato e che di questo rappresenta una naturale estensione.
Guided by HTML Dog: HTML and CSS tutorials, references, and articles
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iPhone, i web standard e il mobile web
Scritto da Andrea | 23.08.2007
Aaron Gustafson, sul sito del Web Standard Project fa il punto sul ruolo che l’iPhone potrebbe assumere nell’evoluzione del mobile web:
The good, the bad, and the ugly - iPhone edition
Il richiamo a Sergio Leone serve a suddividere l’articolo in tre parti, rispettivamente dedicati agli aspetti positivi, ai problemi e a quelli “pericolosi” dal punto di vista dei web standard.
Riassumento, Safari per iPhone sembra definitivamente garantire un ottimo supporto per XHTML e CSS 2 anche su un dispositivo mobile, cosa ancora più degna di nota se abbinata ad un device che - stando al marketing Apple - dovrebbe definitivamente sdoganare l’accesso al web da dispositivi mobili.
Restano alcuni problemi: il principale sembra essere il mancato supporto per il selettore “handheld” nella scelta del CSS.
Infine, l’aspetto più problematico: dare la stura a una generazione di siti web mobili compatibili solo con questo device. Il rischio appare concreto. Molti sviluppatori (me compreso) non vedono l’ora di avere a disposizione terminali che davvero sono in grado di portare il mobile web su un gradino più elavato e per alcuni il dover scendere a patti con istruzioni proprietarie sembra essere il male minore, anche a costo di perdere qualità in termini di accessibilità e interoperabilità.
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