Divide et Impera
Scritto da Andrea | 26.04.2007
Sulla scia del precedente articolo, proseguo la mia riflessione sull’identificazione di tratti analitici comuni a cosiddetti social network, che tanto vanno di moda negli ultimi tempi. Lo spunto, in questo caso, arriva da un articolo di Alex Iskold, uno degli autori del sito Read/WriteWeb.
Dimenticavo, ecco l’articolo in questione: http://www.readwriteweb.com/archives/the_expansion_of_social_networks.php
La suddivisione che viene presa in esame è quella tra network generalisti e specializzati. La distinzione risiede nel tipo di azioni che sono permesse dai siti in questione.
Nel primo gruppo si collocano quei network che hanno come obiettivo la semplice aggregazione di persone e la relativa creazione di relazioni tra queste e, per riprendere il mio articolo precedente, danno spesso enfasi all’identità e alla reputazione del singolo. Ma, oltre a questo, non permettono di compiere operazioni specifiche come la condivisione di documenti, di foto o di video. Almeno non in modo molto evoluto. Un esempio di questo tipo di servizio è MySpace.
Nel secondo gruppo, invece, si collocano quei servizi web che mettono in primo piano l’esecuzione di un compito specifico. E generalmente lo fanno molto bene, come del.icio.us, youtube, flickr. Il loro svantaggio principale, per gli utenti, deriva dalla loro stessa natura specialistica: l’utente deve visitare tre, quattro siti per aggiornare o visualizzare la sua collezione di strumenti digitali. La cosa può essere poco agevole. Molti proprietari di blog, del resto, reagiscono a tale frammentazione riempiendo la propria home page con innumerevoli plug-in e box di vario tipo, anche se spesso in modo disordinato e - all’apparenza - in modo fine a se stesso e un po’ esibizionistico (nella qual cosa non c’è nulla di male, sia ben inteso).
L’autore dell’articolo, nelle conclusioni (che integro con mie aggiunte), arriva a considerare che - da un punto di vista economico - convenga inserire degli elementi di specializzazione in un servizio generalistico anziché il contrario. Questo perché il primo gruppo possiede spesso una base di utenti molto più ampia che non necessariamente vede come un problema eventuali esperimenti di nuove funzionalità. Inoltre queste potrebbe ro essere addirittura accolte in modo favorevole dal momento che ampliano le opportunità permesse dal sito stesso e - magari - consentono all’utente di non doversi più appoggiare a un sito esterno per una determinata azione (es. per condividere fotografie).
Il percorso inverso (la “geralistizzazione dei servizi specialistici - o mamma mia che ho detto…) rischia anche di snaturare l’eleganza e la snellezza di servizi nati per fare bene un compito preciso e che vengono ricercati proprio per questo. Del.icio.us è un bel servizio anche perché evita di distrarre l’utente con complicazioni inutili: mette in primo piano i bookmark e gli offre tutta l’attenzione possibile. Piuttosto, meglio sviluppare delle buone API per consentire ad altri siti (piccoli o grandi, specializzati o generalisti) di accogliere le informazioni da questi raccolte.
Argomenti: Web 2.0 |
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