Bottom-up web design
Scritto da Andrea | 28.04.2007
In questi giorni, per esperienze didattiche e lavorative, mi sono posto una domanda molto chiara e precisa: come avviene il passaggio dalla fase di analisi / raccolta dei requisiti al design della pagina e del sito? Intendiamoci: esiste ormai una letteratura vastissima in riferimento a come si progetta e si realizza un sito web e anch’io ho dato il mio contributo. Ma, nel concreto, come avviene il passaggio dalla teoria alla pratica?
Mi pongo un simile problema dal momento che, in quanto professionista del settore, mi interessa avere a disposizione degli strumenti concettuali che mi consentano di:
- limitare all’essenziale i tempi di progettazione diminuendo il numero delle versioni dell’interfaccia utente (principio di economia);
- non richiedano un’eccessiva attività di documentazione e comunicazione per la loro condivisione con altre persone coinvolte nell’attività di progettazione, quali i clienti, i collaboratori o me stesso quando - a distanza di mesi - magari sarò chiamato a giustificare alcune scelte (principio di condivisione)
- mettere in condizione il mio grafico di realizzare siti web che non siano semplici adattamenti l’uno dell’altro (principio di originalità)
- avere una ragionevole fiducia nel risultato finale in termini di usabilità, di trovabilità e di accessibilità (principio di affidabilità);
- rispondere meglio a esigenze professionali da piccola impresa (o da libero professionista) sempre più orientate alla capacità di fornire soluzioni adeguate nel rispetto delle tempistiche e del budget (principio di realismo);
Si aggiunga poi che, almeno per quanto mi riguarda, accade spesso che la mia società venga contattata per realizzare siti web di cui si sanno già quali dovranno essere contenuti e servizi. Inoltre, di questi, colui che commissiona il lavoro ha già in testa un modo di organizzare e comunicare questi elementi che è difficile stanare ed - eventualmente - cambiare: un modello mentale che spesso è formato su altri siti web la cui progettazione non è stata così accurata, col rischio quindi di propagare - come un virus - cattive soluzioni di design. Esperienza e la competenza accumulate mi hanno permesso, dopo qualche anno, di saper “dire di no” a quasi tutto quello che mi veniva prefigurato senza che mi convincesse. (La prima vittima, tanto per dire, sono stati i menu in DHTML). Ma credo sia comunque un problema diffuso o, comunque, una fase in cui sono passati tutti quelli che fanno questo lavoro.
Ma il problema a volte riappare (dipende anche dal “potere contrattuale” del committente) e dunque, se non si è in grado - per vari motivi - di avanzare delle contro-proposte, credo sia importante saper tradurre le pressioni della committenza in un formato che meglio risponda alle esigenze degli utenti finali in primis e - in seconda battuta - del team di lavoro.
Stando a queste premesse, la domanda resta ancora la stessa: quali sono questi strumenti? Per adesso tengo questa domanda per me in attesa che arrivino i primi lettori (Google dove sei quando ho bisogno di te?)…
Argomenti: Architettura dell'informazione, Usabilità |
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